L’alluminio in cucina: istruzioni per l’uso contro le fake news
01 Agosto • Le risposte di CUKI
La nostra azienda, leader in Italia nei prodotti per la conservazione degli alimenti, è da sempre vicina ai propri consumatori con prodotti di altissima qualità, che garantiscono il massimo delle prestazioni in sicurezza. Da tempo sono state diffuse in rete notizie infondate riguardo l’utilizzo in cucina di fogli e contenitori d’alluminio; per questa ragione ci sentiamo in dovere di fare chiarezza su questo tema, col supporto di dati scientifici.
L’alluminio: completamente naturale, completamente sostenibile!
L’alluminio è un elemento naturale, terzo tra gli elementi più diffusi al mondo e il primo tra i metalli, normalmente presente nell’ambiente e nei cibi che mangiamo tutti i giorni come ad esempio cereali, spinaci, caffè, cioccolato, tè.[1]
L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Authority - EFSA) con sede a Parma, in uno studio specifico[2] ha definito una dose tollerabile settimanale (TWI) di alluminio pari a 1 mg/kg a settimana, significa quindi che, ad esempio, un adulto di 70 kg può assumere 70 mg di alluminio/settimana.
L’alluminio è inoltre una materia prima sostenibile e riciclabile all’infinito, la cui filiera di raccolta gestita dal Consorzio (CiAl) raggiunge in Italia 47.800 tonnellate, pari al 68,6% dell’alluminio immesso nel mercato.
Si tratta di un contributo importante alla soluzione delle problematiche di smaltimento e di riduzione delle emissioni, praticando quei principi di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica che oggi sono alla base del buon comportamento dei cittadini.
Anche la scienza promuove l’alluminio in cucina
Oggi l’alluminio, grazie alle sue caratteristiche di versatilità, trova largo impiego nel settore alimentare per la realizzazione di imballaggi e recipienti destinati a venire in contatto con gli alimenti (pentole, carta stagnola, vaschette monouso, caffettiere, lattine, capsule per il caffè). Questa diffusione di massa ha naturalmente favorito il proliferare di ricerche a tutela e garanzia del consumatore.
Si può usare l’alluminio in cucina?
Lo studio pubblicato nel 2014 da R. Bonacina e C. Sinagra[3] ha come obiettivo misurare la quantità di alluminio già presente nei diversi alimenti e quella rilasciata dal packaging, per verificarne l’effettiva sicurezza nell’utilizzo in cucina.
È stata ipotizzata una dieta di ben 4.500 kcal/giorno costituita da cibi tutti cucinati e conservati esclusivamente in alluminio.
Tale ipotesi, ovviamente estrema, arrivò alla conclusione che in una settimana la migrazione totale fosse pari a 5,7 mg, su una quantità tollerata di 70 mg per un uomo di 70 kg.
La ricerca scientifica ha dunque dimostrato che la cessione di alcune particelle avviene in quantità infinitesimali quando l’alluminio è a contatto con cibi fortemente acidi o fortemente salati. Per gli altri alimenti, il fenomeno potrebbe presentarsi solo se conservato a temperature non refrigerate per più di 24 ore, come ricordato su tutti i packaging Cuki.
Di questa frazione irrilevante, più del 95% viene smaltita dal nostro corpo per via renale [4]-[5]
L’alluminio in cucina è sicuro?
È quindi scientificamente provato che il consumo di alimenti adeguatamente conservati e cucinati in carta stagnola e vaschette d’alluminio non costituisce un rischio per la salute del consumatore e, al contrario, l’alluminio viene indicato tra i materiali più adatti all’utilizzo alimentare per praticità, igiene e sicurezza[6].
Cosa ne pensa il Ministero della Salute italiano?
“L’alluminio è molto utile in cucina” è così che il Ministero della Salute inizia la sua Campagna informativa sul corretto uso dell’alluminio in cucina dove vengono elencate le istruzioni per un corretto utilizzo dei prodotti in alluminio, riportate anche su tutti i packaging di Cuki.
Lo stesso concetto lo ha rappresentato molto efficacemente all’interno di un video tutorial in cui elenca le poche raccomandazioni per un giusto impiego.
La sicurezza dell’alluminio in cucina è suffragata, inoltre, da una recente ricerca intitolata Studio dell’esposizione del consumatore all’alluminio derivante dal contatto alimentare condotta proprio dall’Istituto Superiore di Sanità. Secondo questo studio, sugli alimenti analizzati l’esposizione massima di un consumatore tipico con un ipotetico utilizzo 7 giorni su 7 di fogli o contenitori d’alluminio, non supera mai il 5% del tasso di tolleranza stabilito dall’EFSA: questo significa che, fissato il limite di assimilazione settimanale a 1 mg/kg, vengono ceduti 0,05 mg/kg.[7]
Conclusioni e raccomandazioni di Cuki
Tra gli oggetti utilizzati da milioni di persone per cucinare, preservare la freschezza dei cibi e migliorare la loro conservazione, le vaschette di alluminio e la carta stagnola (in alcune regioni anche detta carta argentata) sono, grazie alle loro qualità uniche, quelli di maggior consumo. Gli studi scientifici hanno ampiamente dimostrato che l’alluminio in cucina è sicuro e, come per qualsiasi prodotto, è importante seguire le poche e semplici regole illustrate in ogni confezione Cuki in cui, tra le altre utili indicazioni, si specifica di non usare a contatto con cibi fortemente acidi (es. aceto, succo di limone) o fortemente salati e, per gli altri alimenti oltre le 24 ore conservare nel frigorifero o nel congelatore.
I prodotti in alluminio Cuki hanno proprietà protettive di effetto barriera all’ossigeno, alla luce e al vapore acqueo. Il loro utilizzo contribuisce in modo determinante a ridurre lo spreco di cibo dovuto alla cattiva conservazione, favorendo quel processo di economia circolare fondamentale per la cura del nostro pianeta. L’alluminio è un materiale riciclabile e il suo utilizzo è una pratica che fa bene all’ambiente, mettendo al centro lo sviluppo sostenibile e il rispetto della natura.
[6] Vedi nota 3